Monitoraggio
Come scegliere l'intervallo di monitoraggio giusto
Ogni minuto, ogni cinque o ogni ora? L'intervallo dei controlli determina quanto velocemente scopri un disservizio. Ecco come sceglierlo in base al servizio e al budget.
Team UptimeAnchor · · 7 min di lettura
Quando crei un monitor, una delle prime scelte è l'intervallo: ogni quanto UptimeAnchor deve controllare che il servizio risponda. Sembra un dettaglio, ma è il fattore che più influenza il tempo di rilevamento, cioè quanto passa tra l'inizio di un problema e il momento in cui lo vieni a sapere.
Il tempo di rilevamento nel caso peggiore
Se controlli ogni 5 minuti e il servizio si ferma un secondo dopo un controllo riuscito, te ne accorgerai solo al controllo successivo. A questo si aggiunge la conferma: per evitare falsi allarmi un errore deve ripetersi prima che venga aperto un incidente. Il tempo di rilevamento nel caso peggiore è quindi circa l'intervallo moltiplicato per il numero di controlli necessari a confermare il problema.
| Intervallo | Rilevamento tipico | Caso peggiore (2 conferme) |
|---|---|---|
| 30 secondi | meno di 1 minuto | circa 1 minuto |
| 1 minuto | 1–2 minuti | circa 2 minuti |
| 5 minuti | 5–10 minuti | circa 10 minuti |
| 15 minuti | 15–30 minuti | circa 30 minuti |
Quanto costa un minuto di disservizio?
Il modo più concreto per decidere è stimare il costo di un minuto di inattività. Per un e-commerce che fattura 2.000 euro al giorno, dieci minuti di checkout fermo valgono circa 14 euro di vendite perse, senza contare i clienti che non torneranno. Per un'API usata da partner con uno SLA, anche pochi minuti possono comportare penali.
- Servizi che generano ricavi diretti (checkout, pagamenti, login): 30 secondi o 1 minuto.
- API pubbliche e servizi con SLA: 1 minuto, da più regioni.
- Siti istituzionali, blog, landing page: 5 minuti sono spesso sufficienti.
- Ambienti di staging e strumenti interni: 5–15 minuti.
- Scadenze di domini e certificati: bastano controlli giornalieri, ma con promemoria in anticipo.
Più frequenza non significa più rumore
Un timore comune è che controlli più frequenti generino più falsi allarmi. In realtà succede il contrario: con un intervallo breve la conferma di un errore arriva prima e i problemi transitori, come un singolo timeout di rete, si risolvono da soli prima che venga inviato un avviso. La chiave è combinare intervallo breve, conferma su più controlli e, se possibile, più regioni.
Il timeout conta quanto l'intervallo
Un servizio che risponde in 25 secondi è tecnicamente online, ma per i tuoi utenti è rotto. Imposta un timeout realistico, per esempio 10–15 secondi per una pagina web, e osserva il grafico dei tempi di risposta: un aumento graduale della latenza è spesso il primo segnale di un problema in arrivo.
In sintesi
- Classifica i servizi per impatto sul business.
- Assegna 30 secondi o 1 minuto ai servizi critici e 5 minuti agli altri.
- Attiva più regioni sui monitor più importanti.
- Imposta un timeout coerente con l'esperienza utente.
- Rivedi le scelte ogni pochi mesi, man mano che il servizio cresce.